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Fotografia & vita India(1970)

Gli apparecchi fotografici che hanno scattato le foto sono vari: la Canon QL17 ha registrato le prime immagini in Afganisthan, in seguito mi Ŕ stata rubata. Le successive sono frutto del prestito di una Nikon da parte di un grande viaggiatore torinese, Piero Marenda.
E' esistito e poi scomparso, a cavallo degli anni 60/70, un "popolo migratore" che percorreva le vecchie strade di accesso all'Asia come sempre fino ad allora, con mezzi locali o di fortuna, con bus sgangherati o su camion polverosi, con ritmi lenti, quelli che prevedono gli spostamenti via terra. Era necessario attraversare l'europa, spingendosi a est, attraverso i tristi visi delle persone che abitavano i balcani, passando poi attraverso la luminosa e affollata Turchia, con la prima tappa obbligatoria, Istambul. Guardando dall'altra parte del bosforo e immaginando l'inimagginabile, si ripartiva, chi attraverso l'Anatolia centrale o chi, come me, percorrendo le coste del Mar Nero, risalendo le foreste ai piedi ell'Ararat, ricongiugendosi alla strada principale a Erzurum e lasciando definitivamente l'Europa attrraverso la frontiera iraniana dello Scia' di Persia. Ma la frontiera piu' forte ed attesa era quella con l'Afghanistan, paese di persone fiere e tutte d'un pezzo. Kabul era allora una sosta piacevole, con alberghi ospitali in Chicken street, con le stanze che davano sul patio interno, di solito un giardino. Il suk offriva tutto quello di cui si poteva avere necessitÓ, persino il cambio dei dollari in rupie indiane. Si proseguiva poi per il Pakistan, attraverso il Kyber Pass. L'incubo islamico, gia' da allora! Le persone molto ostili al passaggio di viaggiatori occidentali, mostravano tutta la loro antipatia con gesti molto aggressivi, come successo a Lahore. Il passaggio della frontiera indopakistana, via aerea in quanto i due paesi erano in guerra, restituiva serenitÓ al Viaggio: le tablas, le offerte votive del Tempio d'Oro di Amritzar, luogo sacro Sikh, le foreste himalayane dell'Himachal Pradesh della Kulu Valley, le spiagge e le bianche chiese della colonia portoghese di Goa avrebbero ridato energia fisica e psicologica al viaggiatore per affrontare il miglior viaggio al mondo: il Viaggio in India.